Il processo di crescita della potenza economica europea ormai non passa più attraverso la politica delle singole nazioni. Il sistema clientelare nazionale è stato rovesciato dalle necessità di sopravvivenza ad una concorrenza internazionale sempre più agguerrita e il tempo è ora più che mai un fattore determinante.
La recente fusione Autostrade-Abertis ha aperto per la prima volta le porte dell’Italia alla nuova invasione, proprio nel giorno in cui si festeggiava la storica liberazione del Paese.
A parlare sono Luciano e Gilberto Benetton:
«se si vogliono affrontare nuovi Paesi come quelli nell’Europa dell’Est, se si vuole ragionare in un’ottica europea, che significa sbarcare in Francia, dove Abertis già c’è, se si vuole puntare su nazioni come la Germania, non si può pensare di fare tutto da soli, occorrono alleanze strategiche»
L’ambiente politico era ancora troppo preso dalla battaglia elettorale e anche la sinistra, tradizionalmente sponsorizzata dalla famiglia Benetton, è stata colta alla sprovvista dalla notizia. I tentativi di Rutelli e Prodi di intervenire a cose fatte per rivendicare il diritto di approvare il piano (ma sarebbe meglio dire per potersi fregiare di un trionfo dopo la misera vittoria elettorale) si sono tramutati in ridicole prese di posizione:
«Mi auguro che gli azionisti di Autostrade ci ripensino — ha detto [Enrico Letta, portavoce di Prodi] — Questa fusione non sembra infatti finalizzata ad accrescere i necessari investimenti infrastrutturali nel nostro Paese.»
Fonte: Rassegna Online, La fusione con Abertis: scettici politica e sindacati.
Alle quali i Benetton hanno risposto per le rime:
«Forse è ancora presto o non ci siamo fatti capire abbastanza. Ma erano mesi che, a cominciare da Gilberto, l’ipotesi era stata illustrata in tutti gli ambienti anche politici»
Fonte: Corriere della Sera, «Ci preferiscono piccoli e italiani?».
Alessandro Profumo, il primo italiano a conquistare l’Europa con la fusione di Unicredit e HVB, è favorevole all’operazione (anche perchè Unicredit è azionista della società con cui i Benetton controllano Autostrade):
«La fusione tra Autostrade e Abertis è un’operazione di respiro europeo assolutamente positiva per le società coinvolte sia per i rispettivi Paesi. […] Come nell’operazione che ha unito Unicredit e Hvb, Autostrade e Abertis hanno potuto contare sul vantaggio del “first mover” scegliendo il miglior partner possibile l’una per l’altra.»
Fonte: Il Sole 24 Ore.
È chiaro che nel mercato globale, per l’Europa che si deve misurare con le potenze economiche asiatiche emergenti e con quella anglo-americana dominante, le dimensioni sono diventate un fattore determinante per la sopravvivenza. Difficile però scorgere benefici reali per la politica nazionale e per la gente:
«Autostrade oggi gestisce 3.000 km di una rete tutta italiana […] si tratta di una gestione poco innovativa, che si riduce all’ordinaria amministrazione: rifare l’asfalto e incassare i pedaggi. Un’azienda siffatta rende solo se le tariffe le sono favorevoli, come sono state in questi anni. Ma è un gioco a somma zero: i consumatori pagano e gli azionisti incassano, non è chiaro che beneficio ne ottenga il paese. La dipendenza dalle tariffe crea poi, inevitabilmente, dipendenza dalla politica, soprattutto in un settore in cui manca ancora un’autorità di regolamentazione indipendente e i prezzi sono determinati dal Cipe, cioè dai politici. Da questa guerra tra poveri, in cui l’arbitro è la politica, si esce solo andando in Europa.»
Fonte: Corriere della Sera, L’errore del patriottismo di Francesco Giavazzi.